Che bella testimonianza quella di Silvia!
leggete:
http://lavitaprenatale.blogspot.com
CAMPAGNA - Pastello di Flavio Zappitelli
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25 gennaio 2009
8 novembre 2008
Esilio
Ecco un altro pezzo del mio percorso italiano...
Ero arrivata al fatto che chiedere il permesso di soggiorno era per me una tortura!
Eravamo a Milano da 2 anni, sempre in attesa di tornare in Francia.
Mi svegliai un giorno con una nausea insopportabile. Ero incinta!
Ero incinta e lontana da mia madre. Sembra strano dire questo, ma una donna incinta regredisce, ridiventa bambina e ha bisogno della propria madre...
Ero molto felice, ma stavo malissimo, nausea dalla mattina alla sera per i primi 4 mesi.
Per non cambiare, piangevo...
Ma i 9 mesi passarono in fretta. Nostra figlia nacque a Milano alla clinica San Pio X. All'epoca c'era un pediatra fantastico presente in questa clinica: il prof. Lambertini. A lui, che ora è mancato, va tutta la mia simpatia e ammirazione.
Riporto qui la mia esperienza del parto, che ho descritto nel mio libro "Sarai per sempre mia madre". Non conoscevo il sesso del bambino, perché all'epoca non c'era l'ecografia. Ma era una bambina e ne parlo quindi al femminile.
"Le contrazioni erano diventate sempre più ravvicinate e dolorose. La mia piccola bambina era lì sotto le mie mani, il suo corpicino, testa in avanti, approfittava di ogni ondata delle contrazione per farsi strada tra le ossa del mio bacino.
Soffrivo e conoscevo il motivo delle mie sofferenze. Sapevo che il dolore serviva a guidare le diverse fasi del parto. Sapevo che alla fine del dolore ci sarebbe stata la vita della mia bambina. Mi misi a respirare nella maniera che mi avevano insegnato. La respirazione era magica, mi aiutava a controllare il dolore. Concentrata sul ritmo della respirazione potevo visualizzare la mia bambina che metteva tutte le sue energie ad allargare il passaggio, per riuscire ad uscire dal mio corpo.
Mi rendevo conto che era da sola. Realizzavo in quel momento che aveva bisogno che io la aiutassi meglio, poiché aveva bisogno di me, altrimenti avrebbe sentito male mentre usciva dal canale del parto.
E d’un tratto ebbi la rivelazione di un incubo che da molti anni m'impediva di riposare tranquillamente!
"Incastrata tra due rocce di una specie di grotta oscura e molto stretta, cercavo disperatamente di arrampicarmi per raggiungere una debole luce che scorgevo in lontananza...”
Il mio incubo! Quel sogno doloroso… improvvisamente capivo che era la mia nascita.
Allora non esistette nient’altro, mi dimenticai di ogni dolore, appoggiai le mani ai lati della mia pancia che saliva in punta e mi misi a spingere per aiutare la mia bambina ad uscire da quella grotta. Il mio corpo aveva capito, anche lui, prese il comando e spinse ritmicamente. L’ostetrica fu presa alla sprovvista e mi intimò di trattenermi, ma io non potevo farlo, la bambina voleva uscire e uscì…da sola!
Come due amanti, ancora meravigliati dall’unione d’amore nell’orgasmo, ci perdemmo in uno sguardo che sembrò senza fine.
Da quel giorno non ho più fatto i brutti sogni incastrata tra due rocce.
Ero arrivata al fatto che chiedere il permesso di soggiorno era per me una tortura!
Eravamo a Milano da 2 anni, sempre in attesa di tornare in Francia.
Mi svegliai un giorno con una nausea insopportabile. Ero incinta!
Ero incinta e lontana da mia madre. Sembra strano dire questo, ma una donna incinta regredisce, ridiventa bambina e ha bisogno della propria madre...
Ero molto felice, ma stavo malissimo, nausea dalla mattina alla sera per i primi 4 mesi.
Per non cambiare, piangevo...
Ma i 9 mesi passarono in fretta. Nostra figlia nacque a Milano alla clinica San Pio X. All'epoca c'era un pediatra fantastico presente in questa clinica: il prof. Lambertini. A lui, che ora è mancato, va tutta la mia simpatia e ammirazione.
Riporto qui la mia esperienza del parto, che ho descritto nel mio libro "Sarai per sempre mia madre". Non conoscevo il sesso del bambino, perché all'epoca non c'era l'ecografia. Ma era una bambina e ne parlo quindi al femminile.
"Le contrazioni erano diventate sempre più ravvicinate e dolorose. La mia piccola bambina era lì sotto le mie mani, il suo corpicino, testa in avanti, approfittava di ogni ondata delle contrazione per farsi strada tra le ossa del mio bacino.
Soffrivo e conoscevo il motivo delle mie sofferenze. Sapevo che il dolore serviva a guidare le diverse fasi del parto. Sapevo che alla fine del dolore ci sarebbe stata la vita della mia bambina. Mi misi a respirare nella maniera che mi avevano insegnato. La respirazione era magica, mi aiutava a controllare il dolore. Concentrata sul ritmo della respirazione potevo visualizzare la mia bambina che metteva tutte le sue energie ad allargare il passaggio, per riuscire ad uscire dal mio corpo.
Mi rendevo conto che era da sola. Realizzavo in quel momento che aveva bisogno che io la aiutassi meglio, poiché aveva bisogno di me, altrimenti avrebbe sentito male mentre usciva dal canale del parto.
E d’un tratto ebbi la rivelazione di un incubo che da molti anni m'impediva di riposare tranquillamente!
"Incastrata tra due rocce di una specie di grotta oscura e molto stretta, cercavo disperatamente di arrampicarmi per raggiungere una debole luce che scorgevo in lontananza...”
Il mio incubo! Quel sogno doloroso… improvvisamente capivo che era la mia nascita.
Allora non esistette nient’altro, mi dimenticai di ogni dolore, appoggiai le mani ai lati della mia pancia che saliva in punta e mi misi a spingere per aiutare la mia bambina ad uscire da quella grotta. Il mio corpo aveva capito, anche lui, prese il comando e spinse ritmicamente. L’ostetrica fu presa alla sprovvista e mi intimò di trattenermi, ma io non potevo farlo, la bambina voleva uscire e uscì…da sola!
Come due amanti, ancora meravigliati dall’unione d’amore nell’orgasmo, ci perdemmo in uno sguardo che sembrò senza fine.
Da quel giorno non ho più fatto i brutti sogni incastrata tra due rocce.
16 ottobre 2008
O.M.S: I diritti della donna nel parto
L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha elencato tutti i diritti della donna che partorisce.
Ho riportato i 17 punti su:
http://lavitaprenatale.blogspot.com
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29 novembre 2007
Per fare seguito alla comunicazione precedente, ecco il racconto di un parto podalico gestito da genitori assolutamente coraggiosi!
Poco piu' di un paio di settimane fa si e' affacciata in lista su partonaturale una mamma di prato alla seconda gravidanza con un bebe' podalico, disperata x via del prospettato cesareo.
Si e' sottoposta invano a moxa e ben 2 diversi tentativi di rivolgimento manuale senza esito. Emma, "la mamma podalica" come la chiamavano negli ospedali, e' una ragazza molto determinata e consapevole. Non ne voleva sapere di programmare il cesareo, anzi glielo hanno programmato 2 vv e, come aveva detto loro non si e' presentata. Ieri mattino alle 9.00 sono iniziate le contrazioni, lasciato il suo primo a scuola (6 anni), ha travagliato con il cane nei giardinetti con il sole che le scaldava il viso. Verso le 11.00 e' tornata a casa xche' le contrazioni erano forti, e ha svegliato il marito (che lavora di notte) per farsi portare non a prato, dove vive e dove l'avrebbero tagliata, ma a borgo san lorenzo, nel mugello, ospedale che aveva trovato su internet e che aveva il bollino amico del bambino. Avevano almeno mezz'ora di strada.
Ha chiamato in H dicendo che arrivava. Una volta arrivata si e' messa carponi su una barella e nessuno voleva portarla in sala parto perche' lei non voleva girarsi supina. Ma lei ha detto che glielo faceva li'.
In sala parto le hanno detto in tutti i modi di girasi supina, l'hanno anche afferrata, ma lei ha cominciato a urlare di non toccarla. Ad un certo punto e' spuntato il piede, poi e' venuto fuori il bebe'.
Non si riesce ancora a sapere l'apgar a 1 minuto, ma quello a 5 e' 8 a quanto pare. non so dirvi come mai il bebe' non fosse in splendida forma appena uscito, so ancora pochino, so che purtroppo nonostante gli urli di emma, non appena e' sgusciata fuori la testa hanno voluto clampare il funicolo, peccato. E peccato che le abbiano mostrato il bebe' 1 minuto per poi portarlo in incubatrice. Il bimbo e' nato prima delle 13, quindi un parto molto rapido. Dopo poco piu' di un'oretta ci siamo sentite e lei e' poi andata a chiederle che le dessero il bimbo, x fortuna dice che la pediatra era molto carina e glielo hanno dato, da quel momento sono rimasti pelle a pelle nudini, e lui ha ciucciato 5 volte durante la notte.
Il bebe' era di 40 settimane giuste.
Quando emma sara' tornata e ci mandera' il suo racconto di parto ve lo mandero'.
Mi ha detto che il ginecologo di turno, che le ha detto di aver perso 6 anni di vita :-), e' stato bravissimo ad accoglierla in modo rispettoso, e le ostetriche dopo il parto erano euforiche. Lei e' contenta dell' H, con tutti i limiti e le piccole interferenze che comunque hanno avuto luogo, hanno fatto qualcosa che nella maggior parte degli altri posti sarebbe stato impensabile. E comunque brava lei, nella sua grande determinazione, consapevolezza, presa di responsabilita', e bravo il suo compagno per la capacita' di esserle rimasto accanto nell'appoggio incondizionato e nella calma, nonostante il terrorismo (vi assicuro tremendo) subito nei giorni precedenti durante gli ultimi controlli e i vari rifiuti di cesareo, firme di dimissioni etc., e il conseguente vacillamento che non puo' non prenderti.
Poco piu' di un paio di settimane fa si e' affacciata in lista su partonaturale una mamma di prato alla seconda gravidanza con un bebe' podalico, disperata x via del prospettato cesareo.
Si e' sottoposta invano a moxa e ben 2 diversi tentativi di rivolgimento manuale senza esito. Emma, "la mamma podalica" come la chiamavano negli ospedali, e' una ragazza molto determinata e consapevole. Non ne voleva sapere di programmare il cesareo, anzi glielo hanno programmato 2 vv e, come aveva detto loro non si e' presentata. Ieri mattino alle 9.00 sono iniziate le contrazioni, lasciato il suo primo a scuola (6 anni), ha travagliato con il cane nei giardinetti con il sole che le scaldava il viso. Verso le 11.00 e' tornata a casa xche' le contrazioni erano forti, e ha svegliato il marito (che lavora di notte) per farsi portare non a prato, dove vive e dove l'avrebbero tagliata, ma a borgo san lorenzo, nel mugello, ospedale che aveva trovato su internet e che aveva il bollino amico del bambino. Avevano almeno mezz'ora di strada.
Ha chiamato in H dicendo che arrivava. Una volta arrivata si e' messa carponi su una barella e nessuno voleva portarla in sala parto perche' lei non voleva girarsi supina. Ma lei ha detto che glielo faceva li'.
In sala parto le hanno detto in tutti i modi di girasi supina, l'hanno anche afferrata, ma lei ha cominciato a urlare di non toccarla. Ad un certo punto e' spuntato il piede, poi e' venuto fuori il bebe'.
Non si riesce ancora a sapere l'apgar a 1 minuto, ma quello a 5 e' 8 a quanto pare. non so dirvi come mai il bebe' non fosse in splendida forma appena uscito, so ancora pochino, so che purtroppo nonostante gli urli di emma, non appena e' sgusciata fuori la testa hanno voluto clampare il funicolo, peccato. E peccato che le abbiano mostrato il bebe' 1 minuto per poi portarlo in incubatrice. Il bimbo e' nato prima delle 13, quindi un parto molto rapido. Dopo poco piu' di un'oretta ci siamo sentite e lei e' poi andata a chiederle che le dessero il bimbo, x fortuna dice che la pediatra era molto carina e glielo hanno dato, da quel momento sono rimasti pelle a pelle nudini, e lui ha ciucciato 5 volte durante la notte.
Il bebe' era di 40 settimane giuste.
Quando emma sara' tornata e ci mandera' il suo racconto di parto ve lo mandero'.
Mi ha detto che il ginecologo di turno, che le ha detto di aver perso 6 anni di vita :-), e' stato bravissimo ad accoglierla in modo rispettoso, e le ostetriche dopo il parto erano euforiche. Lei e' contenta dell' H, con tutti i limiti e le piccole interferenze che comunque hanno avuto luogo, hanno fatto qualcosa che nella maggior parte degli altri posti sarebbe stato impensabile. E comunque brava lei, nella sua grande determinazione, consapevolezza, presa di responsabilita', e bravo il suo compagno per la capacita' di esserle rimasto accanto nell'appoggio incondizionato e nella calma, nonostante il terrorismo (vi assicuro tremendo) subito nei giorni precedenti durante gli ultimi controlli e i vari rifiuti di cesareo, firme di dimissioni etc., e il conseguente vacillamento che non puo' non prenderti.
25 novembre 2007
Meditate gente, meditate...
Per la terza volta vengo a conoscenza di un fatto che riporto qui sotto. Le altre due volte la donna non è morta, ma la cartella clinica non menzionava quello che era successo. I neo genitori non hanno potuto presentare denuncia.
Cosa possiamo fare, se non informare bene i futuri genitori sui loro diritti, come scritto dall'OMS...
Io vorrei qui rendere omaggio a questo marito coraggioso, che ha osato scrivere al Ministro per denunciare il fatto.
sig.Ministro
mi chiamo Gabriele Nembrini, abito ad Incisa Valdarno.
Sono sposato con cinque figli, e mia moglie si chiama Chiara. È stata uccisa all'ospedale del Valdarno (AR) S.Maria alla Gruccia il 21 settembre mentre dava alla luce Giacomo, il nostro ultimo figlio.
Chi mi conosce sa che sono particolarmente riservato, assolutamente schivo e geloso della vita privata mia e dei miei famigliari, anche e soprattutto nel dolore che oggi e, per sempre, sarà nostro compagno di vita.
Ma io e Chiara abbiamo fatto dell'amore in Dio, della Fede nella Verità, i valori primari della nostra meravigliosa unione.
Il dolore per la sua morte, e per la grande sofferenza dei miei figli, avevano soffocato ogni possibile rabbia (che peraltro non mi appartiene per carattere), o voglia di giustizia. Avrei tanto voluto affrontare questa immane tragedia come una prova del Signore, accettandola in silenzio e con la grande forza della Fede. Soltanto così. Ma il leggere sui giornali le ricostruzioni offerte dai responsabili sanitari ed, in particolare, del direttore generale, mi ha indotto a scriverle per dirLe ciò che è accaduto veramente.
Chiara stava benissimo, come in tutte le sue precedenti gravidanze.
Non aveva assolutamente terminato il periodo di gestazione.
Non capivamo perché la ginecologa avesse deciso di farla partorire con tanto anticipo quel venerdì. Giacomo era grosso è vero, così come lo erano stati tutti i suoi fratelli, ed aveva sempre partorito naturalmente oltre la scadenza del periodo di gravidanza.
Ma ci fidavamo, e, così, quel pomeriggio ci siamo recati all'ospedale del Valdarno. Mentre camminavamo insieme, con la valigia, Chiara era felice per l'imminente arrivo di Giacomo. Io pure, avrei come sempre, assistito al parto.
La stavo accompagnando a morire.
Ciò che è avvenuto in quella sala parto è stato terribile.
Una violenza sulla violenza.
È stata una violenza costringerla ad indurre il parto nonostante non fosse pronta. Era troppo presto. Infatti, nonostante, dosi su dosi di medicinali, Giacomo non voleva saperne di nascere.
Poi quelle violente pressioni sul suo addome, fatte a peso morto, coi gomiti, dai medici per costringerlo ad uscire, fino a che non è uscito insieme ad un fiume di sangue che ha sporcato tutto e tutti.
Quanta violenza. Ero inebetito da quanto stava accadendo, ma cercavo di non far mancare il mio sostegno a Chiara.
Bisognava operarla subito per fermare l'emorragia. È stato chiamato l'anestesista. Sono passate ore su ore finchè mia moglie non è morta
tra atroci sofferenze. Questo è ciò che è accaduto. Chiunque vi possa
aver assistito non potrebbe non pensare che mia moglie sia stata uccisa.
Questa è la verità. Al direttore generale che ha pubblicamente affermato che "l'utero(di Chiara) era intatto" dico che invece aveva una frattura di sei per quattro centimetri ed è meglio che si documenti.
È stato detto che si può morire di parto anche nel 2007. Certamente se Chiara non fosse entrata in quell'ospedale non sarebbe morta.
Sig. Ministro, Chiara era speciale, non era una persona qualunque.
Era filippina, figlia di un alto magistrato e di un avvocato, nipote di un senatore. Di famiglia ricca ha scelto di amare me, operaio e di affrontare una vita normale che mai lo è stata per il suo meraviglioso modo di essere, a dispetto anche della iniziale diffidenza della gente che la vedeva come "la filippina".
So che il 16 ottobre scorso, il Governo delle Filippine attraverso la sua Ambasciata Vi ha chiesto spiegazioni o notizie su quanto è accaduto a Chiara.
Sono a Sua disposizione.
Ma cosi l'ho vissuta io.
SUO
GABRIELE NEMBRINI
Cosa possiamo fare, se non informare bene i futuri genitori sui loro diritti, come scritto dall'OMS...
Io vorrei qui rendere omaggio a questo marito coraggioso, che ha osato scrivere al Ministro per denunciare il fatto.
sig.Ministro
mi chiamo Gabriele Nembrini, abito ad Incisa Valdarno.
Sono sposato con cinque figli, e mia moglie si chiama Chiara. È stata uccisa all'ospedale del Valdarno (AR) S.Maria alla Gruccia il 21 settembre mentre dava alla luce Giacomo, il nostro ultimo figlio.
Chi mi conosce sa che sono particolarmente riservato, assolutamente schivo e geloso della vita privata mia e dei miei famigliari, anche e soprattutto nel dolore che oggi e, per sempre, sarà nostro compagno di vita.
Ma io e Chiara abbiamo fatto dell'amore in Dio, della Fede nella Verità, i valori primari della nostra meravigliosa unione.
Il dolore per la sua morte, e per la grande sofferenza dei miei figli, avevano soffocato ogni possibile rabbia (che peraltro non mi appartiene per carattere), o voglia di giustizia. Avrei tanto voluto affrontare questa immane tragedia come una prova del Signore, accettandola in silenzio e con la grande forza della Fede. Soltanto così. Ma il leggere sui giornali le ricostruzioni offerte dai responsabili sanitari ed, in particolare, del direttore generale, mi ha indotto a scriverle per dirLe ciò che è accaduto veramente.
Chiara stava benissimo, come in tutte le sue precedenti gravidanze.
Non aveva assolutamente terminato il periodo di gestazione.
Non capivamo perché la ginecologa avesse deciso di farla partorire con tanto anticipo quel venerdì. Giacomo era grosso è vero, così come lo erano stati tutti i suoi fratelli, ed aveva sempre partorito naturalmente oltre la scadenza del periodo di gravidanza.
Ma ci fidavamo, e, così, quel pomeriggio ci siamo recati all'ospedale del Valdarno. Mentre camminavamo insieme, con la valigia, Chiara era felice per l'imminente arrivo di Giacomo. Io pure, avrei come sempre, assistito al parto.
La stavo accompagnando a morire.
Ciò che è avvenuto in quella sala parto è stato terribile.
Una violenza sulla violenza.
È stata una violenza costringerla ad indurre il parto nonostante non fosse pronta. Era troppo presto. Infatti, nonostante, dosi su dosi di medicinali, Giacomo non voleva saperne di nascere.Poi quelle violente pressioni sul suo addome, fatte a peso morto, coi gomiti, dai medici per costringerlo ad uscire, fino a che non è uscito insieme ad un fiume di sangue che ha sporcato tutto e tutti.
Quanta violenza. Ero inebetito da quanto stava accadendo, ma cercavo di non far mancare il mio sostegno a Chiara.
Bisognava operarla subito per fermare l'emorragia. È stato chiamato l'anestesista. Sono passate ore su ore finchè mia moglie non è morta
tra atroci sofferenze. Questo è ciò che è accaduto. Chiunque vi possa
aver assistito non potrebbe non pensare che mia moglie sia stata uccisa.
Questa è la verità. Al direttore generale che ha pubblicamente affermato che "l'utero(di Chiara) era intatto" dico che invece aveva una frattura di sei per quattro centimetri ed è meglio che si documenti.
È stato detto che si può morire di parto anche nel 2007. Certamente se Chiara non fosse entrata in quell'ospedale non sarebbe morta.
Sig. Ministro, Chiara era speciale, non era una persona qualunque.
Era filippina, figlia di un alto magistrato e di un avvocato, nipote di un senatore. Di famiglia ricca ha scelto di amare me, operaio e di affrontare una vita normale che mai lo è stata per il suo meraviglioso modo di essere, a dispetto anche della iniziale diffidenza della gente che la vedeva come "la filippina".
So che il 16 ottobre scorso, il Governo delle Filippine attraverso la sua Ambasciata Vi ha chiesto spiegazioni o notizie su quanto è accaduto a Chiara.
Sono a Sua disposizione.
Ma cosi l'ho vissuta io.
SUO
GABRIELE NEMBRINI
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