CAMPAGNA - Pastello di Flavio Zappitelli
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9 gennaio 2012

SARAI PER SEMPRE MIA MADRE

Da sempre esistono dei bambini adottati che cercano la loro mamma biologica, la loro madre.
Ecco un brano che ho scritto per loro nel mio libro "sarai per sempre mia madre":

" Cara mamma,
ti scrivo per comunicarti una decisione importante che ho preso quando tu e papà mi avete detto che ero figlio di N.N.: voglio ritrovare mia madre.
Mi è stato difficile dirtelo ieri sera quando abbiamo festeggiato i miei diciotto anni. Non ho avuto il coraggio di affrontare il tuo sguardo che avrebbe potuto essere triste o deluso.
Non sopporterei di vederti soffrire perché ti voglio tanto bene, tu sei la mia mamma, quella che ha vegliato sul mio sonno quando ero piccolo, quella che mi ha curato quando ero malato, che mi ha consolato, che ha accompagnato i miei primi passi, che ha ascoltato le mie prime parole, quella che mi leggeva le mie storie preferite la sera prima di addormentarmi.Tu sei quella che mi ha amato e di cui cercavo lo sguardo quando credevo di essere in pericolo, quella che non mi ha mai abbandonato. Tu sei quella che amo e che amerò sempre.
Però, ho bisogno di conoscere mia madre, la mia madre naturale, quella che mi ha portato nel suo ventre per nove mesi. E’ irrazionale, lo so, ma è più forte di me. Ho bisogno di vederla o di vedere una sua fotografia o di leggere qualche riga scritta da lei.
Mamma, è difficile da spiegare, ma sento in me delle cose che vorrei comprendere.
Lei è mia madre. Lei mi ha abbandonato alla nascita, ma invece di abortire mi ha tenuto dentro di sé, mi ha fatto nascere e mi ha permesso di vivere.
Durante quei nove mesi ho vissuto con lei e con lei soltanto. Ho mangiato quello che lei mangiava. L’ho ascoltata ridere, l’ho ascoltata piangere. Ho vissuto attraverso di lei durante tutto quel tempo e ho bisogno di sentire il suo odore, di ascoltare la sua voce, di vederla. Io sono il suo bambino.
Tuo figlio che ti ama"

6 novembre 2007

I miei sogni

Non ero molto brillante a scuola, ero troppo sognatrice.
Volevo fare una carriera di ballerina. In effetti avevo iniziato la danza classica molto giovane e il mio insegnante aveva molte ambizioni per me, voleva fare di me una stella dell'Opera di Parigi.
Ma mio padre disse di no.
All'età di 15 anni smisi di ballare.
Poi, mi innamorò della medicina e decisi di diventare medico. Ma una insegnante di storia, che non vedeva oltre i suoi occhiali di zitella, convinse mio padre (e lui si lasciò convincere molto facilmente) che non ne sarei stata capace. All'età di 18 anni, dopo il baccalaureat di filosofia smisi di sognare. Mio padre mi assunse come impiegata tutto fare nella sua tipografia.
Avrei potuto dire di no, ma all'epoca, non sapevo affrontare l'autorità.