CAMPAGNA - Pastello di Flavio Zappitelli
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21 novembre 2007

Strane sensazioni

E' in quel periodo che iniziarono a manifestarsi in me dei fenomeni strani. La mia sensibilità era tale che questa situazione, a dir poco non adatta alla mia natura, scatenò in me una sensitività difficile da vivere.
Cominciò a vedere l'aura delle persone. Ogni sogno che facevo era premonitorio. Mi svegliavo di notte e vedevo delle luci al piede del letto. Insomma ero molto preoccupata...
Mio marito finalmente tornò dal militare prima del previsto. Si era ammalato di polmonite e lo avevano rimandato a casa.
Una sera non riuscivo ad andare a letto, giravo nella stanza con una voglia tremenda di dipingere. Premetto che non ho mai saputo né disegnare, né dipingere. Per farmi coricare mio marito promise di comprarmi tela e colori l'indomani.
Mantenne la sua promessa. Mi trovai così in possesso di un paio di tele, di 4 pennelli, di vari colori ad olio e del diluente. Non sapevo come utilizzare i colori ad olio.
La sera stessa, sola nella sala, mi misi davanti alla tela.

20 novembre 2007

Sola

Visto dopo 40 anni, con la mia esperienza, quell'episodio di solitudine non mi sembra poi così tragico. Ma allora quei mesi trascorsi da sola furono come trascorsi in prigione. Le persone della mia generazione si ricorderanno che telefonare non era facile come oggi. Per chiamare mia madre a Parigi dovevo fare il numero 15 e chiedere all'impiegata della SIP (allora unica azienda telefonica, statale) di passarmi il numero di Parigi. Questa signora, non sempre gentile, prendeva nota e mi diceva che dovevo aspettare. A volte aspettavo 12 ore. Cioè chiamavo alle 8 del mattino e rimanevo nella stanza in cui c'era il telefono (era un telefono fisso) perché ero chiamata anche alle ore 22. Cosa che sembra difficile da credere ai nostri giorni... Oggi i miei nipotini mi chiamano senza problemi dall'estero con il cellulare e mi parlano subito!
Ho imparato l'italiano leggendo Topolino e guardando la televisione (che era in nero e bianco e consisteva in guardare solo i canali dello Stato ). Così ho visto l'intera trasmissione dei Giochi Olimpici Invernali. (Avevo la segreta speranza di vedere mio marito sulle piste, perché come militare aveva il compito di preparare le piste da sci...).
Il mio italiano migliorava, anche perché sono portata allo studio delle lingue, ma il mio stato d'animo peggiorava. Cadevo in depressione.
Non ero all'epoca abbastanza coraggiosa da andare da sola in giro per la città e scoprire le sue bellezze, perché anche Milano ha il suo fascino! No, rimanevo chiusa a casa con Topolino, la televisione e dato che di fronte a casa c'era il panificio e il fruttivendolo, mangiavo eslcusivamente una michetta, un uovo sodo e un pomodoro a pranzo (mi ricordo che spendevo in tutto 100 lire per questa spesa).
Chi penserà che ero stupida avrà anche ragione, ma giudicare l'esperienza di un'altra persona senza averla vissuta sulla propria pelle non è valido.

19 novembre 2007

MILANO

Siamo arrivati a Milano il 30 agosto 1967. C'era un caldo umido tremendo al quale non eravamo abituati. Non parlavo l'italiano e mio marito parlava solo lo spagnolo. La gente era molto gentile. La tipografia, ditta piccolina con un operaio giovane e una impiegata di una certa età, era installata nel seminterrato di una villetta che ospitava una ditta di import export. Sotto il tetto c'era una mansarda a nostra disposizione per abitarci. Era vuota. E' rimasta vuota per un paio di anni, perché non avevamo immaginato che ci saremmo rimasti a lungo. Delle casse di legno ci servivano da tavolo e da sedie. Dormivamo in due letti metallici pieghevoli che avevo abbinato insieme con dell'adesivo...
Avvenne allora una tragedia (per me): mio marito, che aveva sempre rimandato il servizio militare francese per motivi di studio, fu chiamato per svolgere il compito obbligatorio. Così, dopo 3 mesi che eravamo a Milano, rimasi da sola.