CAMPAGNA - Pastello di Flavio Zappitelli
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7 luglio 2016

IL PERDONO - LE PARDON


Da piccola avevo un senso acuto della giustizia e davanti all'ingiustizia non perdonavo. Dicevano di me  che ero troppo intransigente.
Sono cresciuta con un senso ancora più acuto della giustizia, ma non sono più intransigente: ho imparato a conoscere l'essere umano, a praticare la comprensione. Però, praticare la comprensione non significa saper perdonare. E' molto difficile perdonare...
Il perdono: è una parola, pronunciata o pensata, oggetto di riflessione filosofica, etica o religiosa.
C'è chi perdona perchè si adatta,
c'è chi perdona perchè ha paura di perdere l'altro,
c'è chi perdona perchè si sente in posizione di superiorità,
c'è chi perdona perchè ha pietà,
c'è chi perdona perchè capisce che la debolezza è dell'essere umano,
c'è chi perdona perchè ha compassione.
Babacar Khane, Maestro di yoga con il quale ho imparato lo yoga egiziano, scrive delle poesie e la sua poesia è paragonata a una danza cosmica, ma egli sa anche essere finemente realistico quando scrive in "Je te pardonne"
che cercherò di tradurre al meglio:
"ti perdono,
e questo fa del bene
al mio fegato, mio stomaco, miei intestini,
mi sento meglio."

Questo yogi di altri tempi ha anche scritto:
"dimenticare è perdonare"
ma su questo non sono completamente d'accordo...

Quando abbiamo calmato un dolore fisico non sentiamo più la parte del corpo che ci faceva soffrire. Lo abbiamo dimenticato. Se per caso ci ricordiamo che abbiamo avuto male, il corpo non ci ripropone questo dolore, perché non esiste più fisicamente.
Quando abbiamo calmato un dolore sentimentale non sentiamo più il dolore fisico, psichico e dell'anima che ha provocato. Lo abbiamo dimenticato. Se per caso ci ricordiamo di questa sofferenza, lo stesso dolore fisico bruciante riappare, la mente si riporta immediatamente alla sua causa, e l'anima di nuovo sanguina...
Dimenticare è perdonare, forse...
ma credo che il perdono sia una elaborazione lunga, un digerire un'esperienza a tutti i livelli.
Dimenticare non è possibile, perdonare sì!

Toute petite j'avais un sens aigü de la justice et devant l'injustice je ne pardonnais pas. On disait de moi que j'étais trop intransigeante.
J'ai grandi avec le sens encore plus fort de la justice, mais je ne suis plus intransigeante: j'ai appris à connaître l'être humain, à pratiquer la compréhension. Mais pratiquer la compréhension ne signifie pas savoir pardonner. C'est très difficile de pardonner...

Le pardon: c'est un mot prononcé ou pensé, objet de réflexion philosophique, éthique, religieuse.
Il y a celui qui pardonne car il s'adapte,
celui qui pardonne car il a peur de perdre l'autre,
celui qui pardonne car il se senti en position de supériorité,
celui qui pardonne par pitié,
celui qui pardonne car il comprend la faiblesse de l'ìetre humain,
celui qui pardonne par compassion.
Babacar Khane, Maître de yoga avec lequel j'ai appris le yoga égyptien, écrit des poèmes et sa poésie est comparée à une danse cosmique, mais il sait aussi être finement réaliste quand il écrit dans 
"Je te pardonne"

"je te pardonne,
cela fait du bien
à mon foie, mon estomac et mes intestins,
je me sens mieux."

Ce yogi d'autre temps a écrit aussi:
"oublier c'est pardonner"
mais je ne suis pas tout à fait d'accord avec lui...

Quand nous avons soigné une douleur physique, nous ne sentons plus la partie du corps blessé qui nous faisait souffrir. Nous l'oublions. Si par hasard nous nous souvenons que nous nous sommes bléssé, le corps ne nous fait pas mal car la douleur n'existe plus physiquement.
Quand nous avons calmé une douleur sentimentale, nous ne sentons plus la souffrance physique, psychique et de l'âme que nous avions intensément vécue. Nous l'avons oubliée. Si par hasard nous nous souvenons de cette souffrance, la même douleur brûlante se fait sentir, le mental en rappelle immédiatement la cause et l'âme saigne à nouveau...
Oublier c'est pardonner peut-être...
mais je crois que le pardon est une longue élaboration, digérer une expérience sur tous les plans.
Oublier n'est pas possible, pardonner est possible!


19 giugno 2014

Il Perdono - Le Pardon

Due amici si erano persi in un deserto arido, sotto un sole bruciante e non avevano quasi più acqua.
Dopo un pò il caldo diventa tale che litigano per le ultime gocce di acqua. Uno dei due dà uno schiaffo all'altro. Quest'ultimo sente dolore ma non dice niente e scrive sulla sabbia:
OGGI IL MIO MIGLIORE AMICO MI HA DATO UNO SCHIAFFO
Stupito, il suo amico si scusa e in silenzio continuano a camminare. L'indomani arrivano in un'oasi. Si tuffano subito in acqua, ma quello che aveva scritto sulla sabbia sviene e annega. Il suo amico allora si tuffa e lo riporta a riva. Dopo essersi ripreso dall'annegamento l'uomo trova una pietra e incide sopra:
OGGI IL MIO MIGLIORE AMICO MI HA SALVATO LA VITA
Allora il suo amico gli chiede: "quando ti ho ferito hai scritto sulla sabbia e adesso scrivi sulla pietra" Perché?
L'altro risponde: "quando qualcuno ci ferisce dobbiamo scriverlo sulla sabbia laddove il vento del perdono può cancellarlo. Ma quando qualcuno ci fa del bene, dobbiamo inciderlo nella pietra, laddove nessun vento lo potrà cancellare".
(Anonimo)



Deux amis étaient perdus dans un désert aride, sous un soleil brûlant, en n’ayant qu’une très faible quantité d’eau. Au bout d’un moment, la chaleur est telle, qu’ils en viennent à se disputer les dernières gouttes. L’un des deux donna une gifle à l’autre. Ce dernier, endolori mais sans rien dire, écrivit dans le sable :
AUJOURD’HUI MON MEILLEUR AMI M’A DONNE UNE GIFLE
Etonné, son ami ne rétorqua pourtant rien; il s’excusa, et tous deux continuèrent leur chemin. Le lendemain, ils arrivèrent à une oasis. Aussitôt arrivé, ils allèrent se baigner dans l’eau. Mais, celui qui avait écrit sur le sable, perdit connaissance et se noya. Son ami plongea alors, et le ramena sur la terre ferme. Après avoir repris son souffle, celui-ci prit une pierre et y grava ces mots :
AUJOURD’HUI MON MEILLEUR AMI M’A SAUVE LA VIE.
Celui qui avait donné la gifle et avait sauvé son ami lui demanda: quand je t’ai blessé tu as écrit sur le sable, et maintenant tu as écrit sur la pierre. Pourquoi? »
L’autre ami répondit: « Quand quelqu’un nous blesse, nous devons l’écrire dans le sable, où les vents du pardon peuvent l’effacer. Mais quand quelqu’un fait quelque chose de bien pour nous,nous devons le graver dans la pierre, où aucun vent ne peut l’effacer « .
(Anonyme)

1 dicembre 2012

Il perdono


Qualche tempo fa ho pubbicato una mia riflessione sul perdono citando una poesia di Babacar Khane che dice "dimenticare significa perdonare". 
Quando abbiamo calmato un dolore fisico non sentiamo più la parte che ci faceva soffrire. Lo abbiamo dimenticato. Se per caso ci ricordiamo che abbiamo avuto male, il corpo non ci ripropone questo dolore, perché non esiste più fisicamente.
Quando abbiamo calmato un dolore sentimentale non sentiamo più il dolore fisico, psichico e dell'anima che ha provocato. Lo abbiamo dimenticato. Ma se per caso ci ricordiamo di questa sofferenza, lo stesso dolore fisico riappare, la mente si riporta immediatamente alla sua causa, e l'anima di nuovo sanguina...
Il perdono non toglie la ferita.

Il y a quelques mois j'ai publié une de mes réflexions sur le pardon en citant une poésie de Babacar Khane qui dit "oublier c'est pardonner".
Quand nous calmons une douleur physique nous ne sentons plus la partie qui faisait souffrir. Nous l'oublions. Si par hasard nous nous souvenons que nous avons eu mal, le corps ne ressent plus cette douleur car elle n'existe plus physiquement.
Quand nous avons calmé une douleur sentimentale nous ne sentons plus la douleur physique, psychique et de l'âme qui l'a provoquée. Nous l'avons oubliée. 
Mais si par hasard nous nous souvenons de cette souffrance, la même douleur se fait sentir, le mental nous reporte immédiatement à sa cause et l'âme à nouveau saigne...
Le pardon n'efface par la blessure.