CAMPAGNA - Pastello di Flavio Zappitelli
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29 aprile 2017

Dichiarazione d'amore

Ho scritto questa poesia nel 2011 per Leo e Isabel, anime e cuori puri...

Vieni con me!
fuggiamo insieme!

Andiamo al mare...
Le lunghe onde blu
ci culleranno dolcemente
verso l'orizzonte
e ti farò vedere
dove va il sole
al tramonto.

Poi,

Ti porterò su quella nuvola
da dove si vedono
gli arcobaleni...
Canterò per te
nel blu e nel verde
ti guarderò ballare
nel rosso, nell'arancione
e ti abbraccerò nell'indaco...

Vuoi?

7 luglio 2016

IL PERDONO - LE PARDON


Da piccola avevo un senso acuto della giustizia e davanti all'ingiustizia non perdonavo. Dicevano di me  che ero troppo intransigente.
Sono cresciuta con un senso ancora più acuto della giustizia, ma non sono più intransigente: ho imparato a conoscere l'essere umano, a praticare la comprensione. Però, praticare la comprensione non significa saper perdonare. E' molto difficile perdonare...
Il perdono: è una parola, pronunciata o pensata, oggetto di riflessione filosofica, etica o religiosa.
C'è chi perdona perchè si adatta,
c'è chi perdona perchè ha paura di perdere l'altro,
c'è chi perdona perchè si sente in posizione di superiorità,
c'è chi perdona perchè ha pietà,
c'è chi perdona perchè capisce che la debolezza è dell'essere umano,
c'è chi perdona perchè ha compassione.
Babacar Khane, Maestro di yoga con il quale ho imparato lo yoga egiziano, scrive delle poesie e la sua poesia è paragonata a una danza cosmica, ma egli sa anche essere finemente realistico quando scrive in "Je te pardonne"
che cercherò di tradurre al meglio:
"ti perdono,
e questo fa del bene
al mio fegato, mio stomaco, miei intestini,
mi sento meglio."

Questo yogi di altri tempi ha anche scritto:
"dimenticare è perdonare"
ma su questo non sono completamente d'accordo...

Quando abbiamo calmato un dolore fisico non sentiamo più la parte del corpo che ci faceva soffrire. Lo abbiamo dimenticato. Se per caso ci ricordiamo che abbiamo avuto male, il corpo non ci ripropone questo dolore, perché non esiste più fisicamente.
Quando abbiamo calmato un dolore sentimentale non sentiamo più il dolore fisico, psichico e dell'anima che ha provocato. Lo abbiamo dimenticato. Se per caso ci ricordiamo di questa sofferenza, lo stesso dolore fisico bruciante riappare, la mente si riporta immediatamente alla sua causa, e l'anima di nuovo sanguina...
Dimenticare è perdonare, forse...
ma credo che il perdono sia una elaborazione lunga, un digerire un'esperienza a tutti i livelli.
Dimenticare non è possibile, perdonare sì!

Toute petite j'avais un sens aigü de la justice et devant l'injustice je ne pardonnais pas. On disait de moi que j'étais trop intransigeante.
J'ai grandi avec le sens encore plus fort de la justice, mais je ne suis plus intransigeante: j'ai appris à connaître l'être humain, à pratiquer la compréhension. Mais pratiquer la compréhension ne signifie pas savoir pardonner. C'est très difficile de pardonner...

Le pardon: c'est un mot prononcé ou pensé, objet de réflexion philosophique, éthique, religieuse.
Il y a celui qui pardonne car il s'adapte,
celui qui pardonne car il a peur de perdre l'autre,
celui qui pardonne car il se senti en position de supériorité,
celui qui pardonne par pitié,
celui qui pardonne car il comprend la faiblesse de l'ìetre humain,
celui qui pardonne par compassion.
Babacar Khane, Maître de yoga avec lequel j'ai appris le yoga égyptien, écrit des poèmes et sa poésie est comparée à une danse cosmique, mais il sait aussi être finement réaliste quand il écrit dans 
"Je te pardonne"

"je te pardonne,
cela fait du bien
à mon foie, mon estomac et mes intestins,
je me sens mieux."

Ce yogi d'autre temps a écrit aussi:
"oublier c'est pardonner"
mais je ne suis pas tout à fait d'accord avec lui...

Quand nous avons soigné une douleur physique, nous ne sentons plus la partie du corps blessé qui nous faisait souffrir. Nous l'oublions. Si par hasard nous nous souvenons que nous nous sommes bléssé, le corps ne nous fait pas mal car la douleur n'existe plus physiquement.
Quand nous avons calmé une douleur sentimentale, nous ne sentons plus la souffrance physique, psychique et de l'âme que nous avions intensément vécue. Nous l'avons oubliée. Si par hasard nous nous souvenons de cette souffrance, la même douleur brûlante se fait sentir, le mental en rappelle immédiatement la cause et l'âme saigne à nouveau...
Oublier c'est pardonner peut-être...
mais je crois que le pardon est une longue élaboration, digérer une expérience sur tous les plans.
Oublier n'est pas possible, pardonner est possible!


28 febbraio 2015

sur les ailes de Dieu


J'ai écrit cette poésie pour rappeler à ceux qui souffrent et qui vont de l'avant que Dieu est toujours présent...

Vivre en chantant,
en dansant, en riant,
vivre en pleurant,
en criant, en hurlant,
vivre en aimant,
vivre en haïssant,
vivre en affrontant
les peurs, les heurts,
les différences
l'indifférence.

Continuer à vivre
un jour à la fois,
une heure à la fois,
à chaque instant
en s'appliquant.

Chercher à faire le bien
sans attendre un retour
et rester à l'écoute
du vent, de la pluie
et courir dans les champs
du soleil plein les yeux.

C'est alors
qu'on se perçoit porté
sur les ailes de Dieu.

***********************

Ho scritto questa poesia per ricordare a coloro che soffrono eppure vanno avanti, che Dio è sempre presente...

Vivere cantando,
ballando e ridendo,
vivere piangendo,
gridando e urlando,
vivere amando
vivere odiando,
vivere affrontando
gli scontri e le paure,
le differenze,
l'indifferenza.

Continuare a vivere
un giorno per volta
un'ora per volta
ad ogni momento
con dedizione.

Provare a fare il bene
senza nullo aspettare,
rimanere in ascolto
della pioggia e del vento
e correre nell'erba
col sole negli occhi.

Allora ci si accorge
di essere portati
sulle ali di Dio.

8 giugno 2014

LA PRISON - LA PRIGIONE




 J'ai écrit cette poésie pour toi qui vis la solitude...
Ho scritto questa poesia per te che vivi la solitudine

Elle est grande ma prison,
on y trouve ma maison
ma ville et mon pays,
la terre et les étoiles,

on y trouve l’oiseau
qui ne sait plus voler
le papillon aux ailes mordorées

on y trouve un brin d’herbe
avec à son sommet
la coccinelle bien aimée

on y trouve un petit chat,
un poisson bleu et rouge
qui tourne en rond

on y trouve aussi
des hommes et des femmes
de drôles de bêtes…

il y en a qui pensent
il y en a qui chantent
il y en a qui dansent

Elle contient des enfants
Et des adolescents
Mais je n’ai pas trouvé d’enfant à naître

Elle contient de grands Maîtres
Ils sont tous morts hélas
c’est la fin d’une race

J’y ai trouvé des religions
des vraies, des fausses,
des adorées, des mal aimées

elle est si grande ma prison
qu’elle contient aussi  mon nom,
mon coeur, mes yeux
ma bouche et mon sourire.
***
E' vasta la mia prigione
ci sta dentro la mia casa,
la mia città, il mio paese,
la terra e le stelle,

ci sta dentro 
l'uccello che non sa più volare
la farfalla con le ali dorate

ci sta dentro 
un filo di erba e alla sommità
la benamata coccinella

ci sta dentro un gattino
un pesciolino blu e rosso
che gira in cerchio

ci sta dentro anche
degli uomini, delle donne
strane bestie...

ce ne sono che pensano
ce ne sono che cantano
ce ne sono che ballano

ci stanno dentro
bimbi, adolescenti
ma non ho trovato i feti

ci stanno dentro dei grandi Maestri 
son tutti morti purtroppo
è la fine di una razza

ci stanno dentro le religioni
le vere, le false,
le venerate, le mal amate

è così vasta la mia prigione
che dentro ci si trova il mio nome,
il mio cuore, i miei occhi
la mia bocca e il mio sorriso.







11 settembre 2013

Après le désespoir - Dopo la disperazione

J'offre ce poème de Jean-Paul Sermonte,
absolument sublime,
à ceux qui souffrent et se désespèrent...

LA LUMIERE

Et la voix lui dit : « tu toucheras
Du doigt le cœur du désespoir
Quand tu n’auras plus de cris plus de larmes
Plus de colère, quand ton âme rebelle
Aura déposé les armes
Sur l’autel de l’intemporel
Alors la lumière entrera en toi
Elle entrera comme une mariée dans une maison neuve
Cette lumière belle à te faire mal, belle
Et douloureuse comme aux yeux de l’aveugle
Qui voit pour la première fois
Et qui demande « où est-Il pour que je le remercie ?
Je ne sais rien de Lui mais je sais qu’Il m’a guéri »
Alors tu comprendras
Tu deviendras lumière toi aussi
A ton tour tu diras au passant qui pleure :
« Va et touche du doigt le cœur du désespoir
L’azur s’est vêtu des cendres noires
De la nuit, pour te paraître à l’aurore
Plus lumineux encore »

Jean-Paul Sermonte
(Passerelle d’Emaux)

Que l'auteur soit indulgent envers ma traduction en italien...

LA LUCE

E la voce gli disse: "toccherai
Col dito il cuore della disperazione
Quando non avrai più urli né lacrime
Né collera, quando il tuo animo ribelle
Si sarà arreso
Sull'altare del senza tempo
Allora la luce entrerà in te
Ella entrerà come una sposa in una casa nuova
Questa luce bella a farti male, bella
E dolorosa come per gli occhi dello cieco
Che vede per la prima volta
E che chiede "dov'è colui che voglio ringraziare?
Non so niente di Lui, ma so che mi ha guarito"
Allora capirai
Diventerai anche tu luce
A tua volta dirai a quello che piange:
"Vai e tocca col dito il cuore della disperazione
L'azzurro si è vestito dalle nere ceneri
Della notte per apparirti all'aurora
Più luminoso ancora"

Jean-Paul Sermonte
(Passerelle d'Emaux)

17 luglio 2011

Indovinello - Devinette


Jalāl al-Dīn Rūmī fu un poeta et mistico persiano.
Riporto qui una sua riflessione seguita da un racconto 
che ci insegna che la percezione della realtà è veramente molto limitata, 
dipende dai nostri sensi e dalla nostra esperienza.

Le lampade sono diverse, ma la luce è la stessa:
proviene dall'aldilà.
Se guardi la lampada, ti sentirai perso, perché ne vedrai sorgere
l'apparizione del numero e della pluralità.
Concentrati sulla luce e vedrai al di là
del dualismo inerente al corpo finito.
ô voi che siete il seme dell'esistenza, la discordia tra musulmani,
Zoroastriani e ebrei dipende da questa prospettiva:
Certi indu avevano preso un elefante per esibirlo
e lo avevano messo in una stanza buia.
Numerose persone erano venute in questo luogo buio per vederlo.
I loro occhi non potendo vederlo
lo toccarono con il palmo della mano.
La mano di uno di loro toccò la proboscide,
"questa creatura è come un tubo dell'acqua" disse.
La mano di un altro trovò l'orecchio,
per lui l'animale era evidentemente un enorme ventaglio.
Un altro scese la mano sulla zampa
"per me la forma dell'animale è come un pilastro" disse.
Un altro portò la mano sul dorso e disse che era come un trono.
Secondo il loro diverso punto di vista la descrizione cambiava.
Se avessero avuto una candela accesa, queste differenze sarebbero sparite.
La vista attraverso il tocco è come il palmo della mano,
il palmo non può ricoprire la totalità dell'animale.
Masnavi III, 1259-1271

Jalāl al-Dīn Rūmī fut un poète et mystique persan. 
Je reporte ici une de ses réflexions suivie d'un récit
qui nous apprend que la perception de la réalité est très limitée 
et dépend de nos sens et de notre expérience.

Les lampes sont différentes, mais la lumière est la même :
Elle vient de l’au-delà.
Si tu regardes la lampe, tu seras perdu : car d’elle surgit
L’apparition du nombre et la pluralité.
Concentre-toi sur la lumière et tu verras au-delà
Du dualisme inhérent au corps fini.
Ô vous qui êtes le grain de l’existence, le désaccord entre musulmans,
Zoroastriens et juifs dépend de cette perspective :
Certains hindous avaient pris un éléphant pour une exhibition
Et l’avaient placé dans une pièce sombre.
Une foule était venue dans ce lieu sombre pour le voir.
Trouvant que leurs yeux ne pouvaient pénétrer l’obscurité,
Chacun le toucha avec sa paume.
La paume de l’un toucha la trompe.
« Cette créature est comme un tuyau d’eau », dit-il.
La main de l’autre trouva l’oreille de l’éléphant.
Pour lui, la bête était évidemment comme un éventail.
Un autre descendit sa main sur sa patte.
« Pour moi, la forme de l’éléphant est comme un pilier », dit-il.
Un autre porta sa main sur son dos.
« Certainement cet éléphant est comme un trône », dit-il.
Selon leurs différents points de vue, leurs descriptions variaient.
Si chacun avait eu une bougie, ces différences auraient disparu.
L’oeil sensuel est tout comme la paume de la main.
La paume ne peut recouvrir la totalité de l’animal.
Masnavi III, 1259-1271

19 marzo 2011

TOUS LES DEUX - NOI DUE

J'ai écrit cette poésie, publiée aux Editions du Val d'Oise,
pour mes parents qui passaient leur temps à se disputer.

Je la dédie à tous les couples qui ont formé une famille et ont réussi à la garder unie,
une fois les enfants envolés, ils se trouveront seuls et apprécieront d'être encore ensemble...

Questa poesia
pubblicata dalle Editions du Val d'Oise,
l'ho scritta per i miei genitori che litigavano sempre.

La dedico a tutte le coppie che hanno formato una famiglia e la tengono unita, 
una volta i figli volati via, si troveranno soli e apprezzeranno di essere ancora insieme...

Quand nous serons 
tous deux
assis devant la porte,

quand nous verrons
tous deux
passer nos années mortes,

quand nous mourrons
tous deux
allongés côte à côte,

nous ferons 
tous les deux
d'inséparables vieux.



Quand saremo
noi due
seduti davanti alla porta,

quando vedremo
noi due
sfilare i nostri anni,

quando moriremo
noi due
l'uno accanto all'altro,

saremo
insieme
due vecchi inseparabili.

3 ottobre 2009

Innamorato - Amoureux


Questa poesia per augurare a mio amato marito un buon compleanno!

Un innamorato bussò
alla porta della sua amata.
Dietro la porta chiusa, lei chiese:
chi è?
Egli rispose:
sono io!
Ella disse:
non c'è posto per te e me
nella stessa casa.
Allora egli se ne andò nel deserto
per meditare.
Parecchi anni dopo, tornò a bussare
alla porta della sua amata.
La voce di lei chiese:
chi è?
Egli rispose:
te stessa!
E la porta si aprì.


Ibn' Arabi
poeta mistico andaluso (1165-1240)


Cette poésie pour souhaiter un bon anniversaire à mon bien-aimé mari!

Un amoureux cogna
à la porte de sa bien-aimée.
Derrière la porte fermée, elle demanda:
qui est-ce?
Il répondit:
c'est moi!
Elle dit:
il n'y pas de place pour toi et moi
dans la même maison.
Alors il s'en alla dans le désert
pour méditer.
Quelques années plus tard il revint frapper
à la porte de sa bien-aimée.
Elle demanda:
qui est-ce?
Il répondit:
toi même!
Et la porte s'ouvrit.

Ibn' Arabi
poète mystique andaloux

15 ottobre 2008

Canzone d'amore della futura mamma, chanson d'amour de la future maman




Per la futura mamma, ecco una poesia tratta dal mio libro:


E la madre canticchiava al suo bambino questa canzone d'amore...

Già nel mio cuore
galleggiava un odore,
una sensazione,
un piccolo brivido,
un volo di farfalla.

In fondo ai miei occhi
c'erano i tuoi occhi,
il tuo naso, i tuoi capelli
il tuo piccolo mento
e la tua bocca adorabile.

Cantavo per te,
ti raccontavo ...
Il suono della mia voce
Ti cullava in me
Come una morbida onda.

Il mio bambino,
il mio amore,
eccoti tra le mie braccia!

E il bambino continuava a nutrirsi
dell'amore della mamma.

Pour la future maman voici une poésie tirée de mon livre:

Et la mère fredonnait à son enfant cette chanson d'amour...

Déjà dans mon coeur
Flottait une odeur,
une sensation,
un petit frisson,
un vol de papillon.

Au fond de mes yeux
Il y avait tes yeux,
ton nez, tes cheveux
ton petit menton
et ta bouche adorable.

Je chantais pour toi,
je te racontais…
Le son de ma voix
Te berçait en moi
Comme une douce vague.

Mon enfant,
mon amour,
te voilà dans mes bras,

Et l'enfant continuait à se nourrir
de l'amour de sa maman.

8 ottobre 2008

Una poesia


Sono stupita di vedere quante future mamme cercano la poesia.
La gravidanza acutizza la sensibilità e permette di aprire il cuore, di arricchire l'anima. Come viole del pensiero e d'amore le parole spuntano e insieme formano un poema.

Ecco per loro questa poesia che ho scritto per i miei figli:


PER SEMPRE TUA MADRE

Non avrò abbastanza
di tutta la vita
per baciarti
e baciarti
e baciarti ancora,

Quando i miei occhi
a malapena
ti potranno vedere
e che la tua voce
sarà per me musica
e non più parole,

Tenderò il mio cuore
per abbracciarti,
anche da lontano,
in silenzio.

Perché, Amore,
amore della mia vita,
sono,
sarò sempre
e per sempre,
tua madre.